
Questa è una pagina interattiva dove ciascuno di noi può riportare la propria testimonianza rispetto ad esperienze sostenibili.
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Patrizia Says:
Ottobre 26th, 2007 at 12:44
Credo che i nostri comportamenti poco sostenibili siano soprattutto un problema culturale.
Poco tempo fa ho sentito alla radio che un istituto di ricerca dopo svariati test su un numero considerevole di persone aveva dedotto che l'uomo di fronte ad una scelta preferisce inconsciamente quella che procura meno fatica. E si sa che le azioni sostenibili in genere sono più faticose.
Probabilmente come abbiamo ”l'istinto” (è virgolettato perché l'istinto per l'uomo è sempre qualcosa di controllabile grazie la volontà, quindi la cultura) di mangiare abbiamo anche l'istinto a risparmiare energie. Ma c'è un limite, avere l'istinto di mangiare non significa necessariamente diventare obesi, così avere l'istinto a risparmiare energie non significa non muovere più un dito.
E non è detto che le cose comode siano sempre positive.
Franco Cassano lo dice molto meglio di me!
da "Il pensiero Meridiano"
Andare lenti
di Franco Cassano
"Bisogna sin da adesso camminare, pensare a piedi, guardare lentamente le case, scoprire quando il loro ammucchiarsi diventa volgare, desiderare che dietro di esse torni a vedersi il mare. Bi sogna pensare la Misura che non è pensabile senza l’andare a piedi, senza fermarsi a guardare gli escrementi degli altri uomini in fuga su macchine veloci. Nessuna saggezza può venire dalla rimozione dei rifiuti. È da questi, dal loro accumulo, dalla merda industriale del mondo che bisogna ripartire se si vuole pensare al futuro. I veloci, i progettanti, i convegnisti, i giornalisti consumano voracemente il mondo e pensano di migliorarlo. La lentezza sa amare la velocità, sa apprezzarne la trasgressione, desidera anche se teme (quanta complessità apre questa contraddizione !) la profanazione contenuta nella velocità, ma la profanazione di massa non ha nulla della sacertà che pure si annida nel sacrilegio, è l’empietà senza valore, un diritto universale all’oltraggio. Nessuna esperienza è più stolida della velocità di massa, della profanazione che non si sa.
Andare lenti è essere provincia senza disperare, al riparo dalla storia vanitosa, dentro alla meschinità e ai sogni, fuori della scena principale e più vicini a tutti i segreti.
Andare lenti significa poter scendere senza farsi male, non annegarsi nelle emozioni industriali, ma essere fedeli a tutti i sensi, assaggiare con il corpo la terra che attraversiamo. Andare lenti vuol dire ringraziare il mondo, farsene riempire. C’è più vita in dieci chilometri lenti e a piedi che in una rotta transoceanica che ti affoga nella tua solitudine progettante, un’ingordigia che non sa digerire. Si ospitano più altri quando si guarda un cane, un’uscita da scuola, un affacciarsi al balcone, quando in una sosta buia si osserva un giocare a carte, che in un volare, in un faxare, in un internettare. Questo pensiero lento è l’unico pensiero, l’altro è il pensiero che serve a far funzionare la macchina, che ne aumenta la velocità, che si illude di poterlo fare all’infinito. Il pensiero lento offrirà ripari ai profughi del pensiero veloce, quando la macchina inizierà a tremare sempre di più e nessun sapere riuscirà a soffocare il tremito. Il pensiero lento è la più antica costruzione antisismica."